Drusen oculari: cosa sono, come si formano e perché è importante monitorarli
Ricevere durante una visita la frase “Ha delle drusen” può generare incertezza e timore. Spesso questa diagnosi arriva in maniera inaspettata, senza che il paziente abbia sintomi evidenti. In realtà, le drusen non devono essere vissute come una condanna, ma come un segnale da interpretare: rappresentano un indice di cambiamenti metabolici e infiammatori che avvengono nella retina con l’avanzare dell’età.
Le drusen sono piccoli depositi composti da proteine e lipidi che si accumulano nello spazio tra l’epitelio pigmentato retinico e la membrana di Bruch. Si formano perché con il tempo i meccanismi di “pulizia” cellulare perdono efficienza, lasciando residui che l’occhio non riesce più a smaltire del tutto.
Non tutte le drusen sono uguali. Quelle dure, piccole e dai margini netti, sono molto frequenti dopo i 50 anni e, nella maggior parte dei casi, non compromettono la vista. Quelle molli, invece, sono più grandi e tendono a confluire: rappresentano il principale fattore di rischio per la degenerazione maculare legata all’età (DMLE).
Esiste anche un altro tipo di drusen, localizzato sul nervo ottico. Si tratta di calcificazioni congenite, spesso ereditarie, che nulla hanno a che vedere con la macula e che solo in rari casi possono ridurre leggermente il campo visivo periferico.
La diagnosi avviene con l’esame del fondo oculare, che consente di visualizzare le tipiche macchie giallastre sulla retina. Per valutare meglio numero, dimensioni e impatto strutturale, l’oculista si avvale della tomografia a coerenza ottica (OCT), un esame rapido e non invasivo che fornisce immagini ad alta definizione della retina e permette di monitorare l’evoluzione nel tempo.
Avere drusen non equivale a essere affetti da degenerazione maculare, ma aumenta la probabilità di svilupparla in futuro. La DMLE può presentarsi in forma secca, più lenta e progressiva, o in forma umida, più rapida e aggressiva. Riconoscere i sintomi precoci è fondamentale: linee che appaiono ondulate (metamorfopsie), macchie scure centrali (scotomi) o difficoltà di adattamento alla luce sono campanelli d’allarme che richiedono un controllo immediato.
Per l’automonitoraggio domestico, l’uso regolare della griglia di Amsler aiuta a intercettare eventuali cambiamenti visivi e integra i controlli periodici dall’oculista.
Il paziente può avere un ruolo attivo anche nello stile di vita: smettere di fumare, proteggere gli occhi dai raggi UV, mantenere un’alimentazione ricca di antiossidanti e controllare i fattori cardiovascolari sono scelte che riducono i rischi. In alcuni casi selezionati, lo specialista può consigliare integratori secondo la formulazione AREDS2, dimostrata efficace nel rallentare la progressione della DMLE in pazienti già a rischio.
Al momento non esiste un trattamento per eliminare le drusen. L’intervento terapeutico diventa necessario solo se compaiono segni di degenerazione maculare avanzata, in particolare la forma umida, che viene oggi trattata con iniezioni intravitreali di farmaci anti-VEGF, capaci di bloccare la crescita dei vasi anomali e preservare la funzione visiva.
Il messaggio più importante per chi riceve questa diagnosi è che le drusen non rappresentano un pericolo immediato, ma un’occasione per prendersi cura della propria retina con un approccio preventivo e consapevole.
Grazie a controlli regolari, tecniche diagnostiche moderne e una stretta collaborazione con l’oculista, è possibile vivere con serenità questa condizione, mantenendo la vista protetta per il futuro.

